Ancora qualche nota sui disegni di produzione Disney

Tre immagini che coinvolgono il maestro Albert Hurter

di Giorgio PerliniHurter2

 Per approfondire il discorso su Albert Hurter a cui è dedicato l’articolo sul libro He drew as he pleased nella sezione Filigrane del sito, ecco in parallelo un pezzo che descrive tre originali inediti che hanno a che fare con lui. La fantasia di Hurter, attraverso la sua mano, fornì materiale per circa cinquanta cortometraggi tra cui classici come I tre porcellini. In questo articolo vengono presentati tre disegni, due dei quali realizzati per la Silly Symphony The Goddess of Spring (il titolo Italiano è La dea della Primavera ed è stata editata solo in vhs ) del 1934.  Vi si racconta la storia della Primavera derivandola liberamente dal mito di Cerere. La Primavera regna su di un mondo eternamente fiorito e luminoso fin quando non fuoriesce dalle viscere della terra il dio del mondo ctonio. Invaghitosi della Primavera egli la ghermisce e la trasporta verso il basso. In un crescere di sinfonie infernali abbinate a fiamme in gamma cromatica dal rosso al violetto del gas passando per il verde acido, egli le pone in testa una corona con gemme preziosissime, tesori di quel mondo oscuro, per farne la sua sposa. Poi però, intenerito dalla tristezza della fanciulla che non smette di singhiozzare, le concede di tornare all’esterno; il mondo nel frattempo è stato invaso dall’inverno diventando freddo e nevoso. Alla comparsa della Primavera il tempo cambia di nuovo, e la fanciulla viene incoronata una seconda volta, ma con una ghirlanda fiorita portata da passerotti. Tutto è recitato come a teatro e la mimica dei personaggi non solo è melodrammatica ma segue gli alti e bassi della musica. Il cartone animato, oltre che fascinoso per il tema cupo che narra ha un’importanza fondamentale per la rotta “realistica”che la Disney avrebbe preso con Biancaneve. Per la prima volta infatti vi compaiono dei personaggi molto più umanizzati dei soliti, che fecero da banco di prova per la realizzazione del primo lungometraggio, Snow White and the Seven Dwarf, appunto, passato alla storia del cinema come un capolavoro assoluto. E’ certo che gran parte del merito spetta ad Hurter, il quale disegnò prima i characters del cortometraggio e poi quelli del film. Lo stesso libro di cui si parla nell’articolo suddetto mostra una pagina piena di schizzi del personaggio Plutone-Ade, qui riprodotti accostandoli al nostro disegno originale. A questo character venne dato l’aspetto del Mefistofele delle illustrazioni di molte edizioni del Faust di Ghoete, mantello lungo col bavero rialzato sopra alla calzamaglia, naso aquilino, orecchie appuntite verso l’alto e barba appuntita verso il basso. La suggestiva apparizione del personaggio nel corto, che diviene tutt’uno con la terra, sarebbe stata ripresa dalla figura di Cernabog, apoteosi demoniaca hurteriana nella Notte sul Monte Calvo di Mussorskyi in Fantasia ( ispirata, sembra, ad un disegno a china di Heinrich Kley ); anche in questo caso il diavolo spiegando e richiudendo le ali si distacca e rifonde con la roccia della montagna.

L’altro personaggio è Persefone, visualizzata come una fanciulla da dipinto quattrocentesco. Quasi sicuramente l’artista non si occupò dei disegni esecutivi per i singoli fotogrammi, affidati a disegnatori abili ma non necessariamente creativi. Nei due disegni presentati si vedono i protagonisti, rispettivamente in due frame appartenenti ad una stessa sequenza, quella in cui Ade incorona superbo la mesta Persefone. La mano dei disegnatori è decisamente diversa, il demone è marcato con un segno netto e forte, la fanciulla è delineata con una leggerezza ed una grazia che farebbero pensare ad una presenza femminile. La carta è la medesima e riporta in filigrana la dicitura “Management Bond – A Hammermill Product”. Il primo dei disegni è stato usato per un fotogramma chiave, lo si comprende dalla numerazione in alto a destra del foglio e dalla sigla in basso: la scaletta indica che per la sequenza n.14 sono necessari sei disegni, siglati con le lettere dalla E alla J. Il disegno in questione è quello intermedio, la lettera H, relativo al culmine del movimento. Deve essere stato eseguito da un disegnatore importante e dai credits della Silly Symphony sappiamo che tra gli animatori figurano nientemeno che Art Babbit e Les Clark (di cui si può vedere un disegno originale nell’altro articolo dedicato ai disegni di produzione Disney), due colonne disneyane; questa figura di Pluto-Mefistofele, per il risaputo carisma di tutti i villains Disney e la postura ferma dove ogni dettaglio resta ben visibile, è un pezzo ricercatissimo. Infatti, come già spiegato nel precedente articolo sui cartoni animati, ogni disegno eseguito per un cartone è un pezzo unico e, sebbene esistano delle sequenze, alcuni disegni sono ritenuti più appetibili di altri in base alla posa ed alla completezza del personaggio rappresentato.

L’ultimo foglio mostra invece un bozzetto relativo ad un character proveniente da un altro contesto. La galleria specializzata dove l’ho acquistato on line, evidentemente a conoscenza della presenza di un demone nel cortometraggio, ha allegato un certificato attestante che si tratta di un disegno per The Goddess of Spring, ma ha preso un abbaglio. Trattasi infatti di uno studio per una Silly Symphony poco conosciuta, The China Shop (in Italiano Il negozio di ceramiche, anche questa disponibile solo in videocassetta), sempre del 1934, per i cui disegni relativi ai protagonisti buoni si mostra nell’articolo un’altra pagina del libro He drew as he pleased. La trama è la seguente: nella bottega delle ceramiche il titolare, dall’aspetto inequivocabilmente ebreo (e non apriremo qui l’assurda questione sull’antisemitismo disneyano e le aderenze di Walt Disney col Nazismo) per la larga barba, il naso grande, le orecchie a sventola ed il copricapo simile al kippah, chiude il negozio all’ora serale stabilita; dopodiché, appena uscito, si dà il caso che la pendola inizi a battere un tempo altro, il tempo della fantasia e della sua incarnazione cinematografica, al ritmo del quale le statuine di porcellana della bottega si animano. Il damerino e la damina sono innamorati ma il loro sentimento è contrastato da un satiro che brama la dama per se, così la rapisce. Dopo strenua lotta i due innamorati possono tornare ad amarsi ma sono visibilmente incrinati a causa dello scontro. Quando il mercante riapre il negozio la pendola torna a scandire il tempo normale, quello dei comuni mortali. Accortosi delle rotture delle ceramiche il mercante aumenta i prezzi delle stesse, scrivendo sul cartello che si tratta di opere antiche e confermando il luogo comune sull’ eufemistica abilità commerciale degli ebrei. Oltre a questo finale strepitoso molte sono le chicche simboliche da cogliere nel cortometraggio; il satiro rappresenta la lussuria in quanto non è innamorato della dama ma la vuole possedere. Rappresenta anche i vizi in generale, infatti è parte di un posacenere sul quale siede nell’atto di divorare un grappolo d’uva matura. Vicino a lui si nota un altro portasigarette a tazza in forma di teschio con tanto di osso sotto i denti. Nella scena in cui compare per la prima volta lo si vede inquadrato tra altri due posacenere fasciati da serpenti. Nella stessa inquadratura, sullo sfondo compare il gioco d’azzardo sottoforma di un dado di ceramica. Inoltre il satiro è dipinto di verde, colore sì ricollegabile a certe cineserie ma soprattutto colore da sempre attribuito all’invidia. E’ innegabile la derivazione della trama da “La pastorella e lo Spazzacamino” di Andersen ma tutti i personaggi sono rivisti attraverso un filtro Jugendstil, in particolare quello cattivo.

Il caso di questo ultimo disegno è molto interessante: nonostante il taglio a mezzo busto compaia pressoché identico in una specifica sequenza del cartone animato, non si tratta di un frame, bensì di qualcosa di precedente poiché il tratto veloce e bozzettistico dà l’idea di un disegno preparatorio, non adatto al ricalco su celluloide. La conferma che si tratti di uno schizzo è data dal fatto che la barba è più lunga di quella del personaggio definitivo. Il carattere grottesco dello stile è ben evidente, come pure l’estrema disinvoltura dell’esecuzione. Insomma non è opera di un “intercalatore” (*) qualunque ma di qualcuno il cui intervento è giunto a priori. Dai database relativi alle Silly Symphonies risulta che fu Hurter a sviluppare, anche questa volta, il visual dei personaggi e dunque lo schizzo è attribuibile al maestro stesso!

(*) vedi : Su alcuni disegni dello studio Disney in questa stessa sezione del sito




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