Il più bel libro (non) di Guareschi

La calda estate di Gigino Pestifero

Campanicover

di Giorgio Perlini

La calda estate di Gigino Pestifero è un libro del 1967 sulla cui copertina troneggia, più evidente del titolo scritto a mano con indiscusse doti calligrafiche, la nota firma-logo di Giovannino Guareschi, quella col profilo baffuto (riportata due volte nelle prime pagine, e ribadita ancora più grande nell’ultima). In neretto risultano anche nome e cognome dell’autore, così come sul dorso, mentre in caratteri con corpo minore appare sbiadito un nome da presunta spalla, così poco rilevante da non abbinarvi neanche un cognome: Paul. Sì, è vero che all’epoca “Paul” era uno pseudonimo che qualche appassionato avrebbe riconosciuto, ma è chiaro chi – per motivi commerciali o di primato culturale – si sarebbe preso il merito dell’invenzione. Però a dispetto dell’imponenza dell’autore sembra che il libro non abbia riscosso il successo sperato, non venne più ristampato fino al 1992, e le avventure di Gigino non raggiunsero lontanamente la fama di quelle di Don Camillo. Come spesso succede per quelle opere poco consone al mercato, il libro è bellissimo, ed il merito va a Guareschi solo in piccola parte. Va invece all’intervento di quel pressoché anonimo Paul mozzato di patronimico, che concentrò veramente tutte le sue forze nel realizzare quello che oggi ci appare come uno dei capolavori dell’illustrazione ed al contempo della grafica italiana del libro per ragazzi dell’epoca. Il cognome di quell’artista, oramai è noto, è Campani.

Paolo Campani era un modenese, classe 1923, che già sedicenne disegnava fumetti di stile americaneggiante e nel 1942 viene scelto per contribuire in qualità di pittore di fondali alla realizzazione di uno dei massimi risultati del cartone animato italiano, La rosa di Bagdad, diretto da Anton Gino Domeneghini e disegnato, tra gli altri, da quel maestro dell’illustrazione che fu Angelo Bioletto. Dotato di fantasia e capace di adattarsi ad ogni richiesta dove fossero richieste abilità disegnative ( fumetto, cartone animato, pubblicità ) Campani riuscì a mettere in piedi nella città natale lo studio pubblicitario Paul-film, da cui uscirono alcune delle più memorabili e divertenti idee di Carosello. Possedeva per formazione quei requisiti che non tutti coloro che lavoravano ai cartoni animati avevano; conosceva le anatomie e le stravolgeva all’occorrenza nei modi più grotteschi, e la stessa cosa succedeva con le prospettive. Nei suoi disegni c’era la sedimentazione di un passato ricco per giungere ad una espressività quasi avanguardistica. E infatti Campani non restava mai fermo sui risultati ottenuti e faceva della sperimentazione una delle armi più efficaci della sua produzione. La parola “sperimentazione” va intesa non come affidamento alla casualità bensì nell’accezione di invenzione tecnica non ancora adottata per esprimere al meglio un’idea o un effetto. La calda estate di Gigino Pestifero è un coacervo di sperimentazioni, tutte riuscitissime. L’artista in certe pagine cambia perfino stile, eppure l’opera mantiene sempre coerenza. Sfogliando il libro si ha l’impressione di essere davanti all’operato di un pittore calatosi al livello dei bambini, che ogni tanto ribadisce le sue origini alte così che anche i genitori siano invogliati a leggere. Dopo l’appiattimento dell’illustrazione italiana verificatosi negli anni Quaranta e Cinquanta che aveva temporaneamente fatto dimenticare i fasti tipografici dei primi decenni del Novecento (Rubino, Bernardini, Mussino: ne cito solo tre, quelli che mi sembrano più giocosi e adatti al paragone) finalmente si riusciva a dare alle stampe un libro che rinverdiva un glorioso passato ma che, l’abbiamo già detto, sarebbe passato pressoché inosservato. Eppure Gigino Pestifero era un noto personaggio dei caroselli per i gelati Tanara, e sulla scia del successo televisivo e dei vari gadget annessi si pensò che un libro con quel simpatico personaggio come protagonista a cui, rispetto alle apparizioni catodiche, venivano aggiunti il colore e la rivelazione di un inaspettato nome autorevole, potesse funzionare.

La vicenda narra di un gruppo di ragazzini residenti nella periferia di una grande città che, per sfuggire all’insopportabile afa estiva, si rifugia nel giardino recintato di una antica dimora, con bosco e laghetto annessi; lì vivrà un’avventura emozionante che i ragazzi non riusciranno a comprendere fino in fondo ma che rivelerà la loro forte amicizia. La storia, teoricamente scritta per un pubblico di lettori poco più che bambini, espone una critica sociale su temi seri meglio comprensibili a lettori più maturi, quali il presunto progresso portato dal boom economico, la spersonalizzazione degli individui nelle fabbriche, l’esterofilia scimmiottante modelli di comportamento giovanile statunitensi. Al contempo esalta la semplicità dei valori primitivi, soprattutto l’onestà e la spiritualità; trattasi dunque un moderno racconto moraleggiante sotto le spoglie d’un’avventura (e pensare che il protagonista è un testimonial di Carosello, fenomeno comprensibile e giustificabile solo dentro a quell’ottica consumistica che il libro mette in cattiva luce).

Le illustrazioni di Campani posseggono una forza dinamica pazzesca ottenuta anche in virtù di tecniche miste e stratificate. Alla mostra a lui dedicata cinque anni fa ebbi l’occasione di vedere dal vero alcune di queste tavole e la conferma che quanto ipotizzavo, era giusto: l’artista lavorava spesso come se stesse realizzando un cartone animato, dipingendo degli sfondi a tempera e sovrapponendo ad essi personaggi disegnati su celluloide. Tra gli scenari più efficaci c’è la raffigurazione di una caotica città ammantata dalla nebbia di cui non si fa il nome, ma dallo skyline si riconosce bene Milano, con tanto di torre Velasca (dove, come riportato da Bruno Bozzetto in una intervista, Campani aveva i suoi uffici). Contrapposta c’è la resa del bosco in estate, con tonalità smaglianti, e poi ancora la casa dei fantasmi, edificio che non mostra le solite caratteristiche horror ma viene ridisegnato su modello di villa emiliana dell’ Ottocento, con tanto di portico. In questo continuo variare è innegabile la vicinanza con i fumetti pittorici di Bill Sienkievicz, in particolare una grafic novel di Devil intitolata Amore e Guerra, edita alla fine degli anni Novanta dalla Star Comics, che resta per narrazione e potenza visionaria una pietra miliare del fumetto supereroistico. Può darsi che Sienkievicz non abbia mai visto le opere di Campani, eppure la parentela è stretta e non solo per il già citato dinamismo ma anche perché nel bagaglio culturale del fumettista americano certe soluzioni grafiche vintage affiorano spesso, come pure l’uso di onomatopee. Campani si sbizzarrì con onomatopee incastrate tra i disegni ed anche in mezzo alla gabbia tipografica, stravolta come nelle parole in libertà futuriste, anticipando di trenta anni certe soluzioni che saranno uno degli elementi del successo della collana di Geronimo Stilton, ma che confrontate con questo antecedente risultano poco incisive. In mezzo al libro c’è una sequenza secondaria nella narrazione ma fondamentale per quanto interessa la nostra analisi: “Paul” si autocaricatura all’opera sul tavolo da disegno: lo si vede mentre si scatena nella realizzazione di un’infinità di progetti per visualizzare la dimora di cui si narra, poi in preda alla disperazione per la non riuscita dell’impresa giunge al suicidio (onomatopea BANG con la strisciata della pallottola e lapide intestata “Paul” alla cui base sono deposte matita e gomma). Il testo di Guareschi lascia trasparire in quelle pagine poca simpatia per Disney ma Campani omaggia Topolino riportando una pagina a colori della storia a fumetti e didascalie Alla caccia del gigante terribile. L’amore di Campani per Disney lo si nota anche in altri casi, come nella definizione della figura del mago apparsa nelle prime pagine, modellata su quella di Merlino del cartone La Spada nella roccia, non solo nell’aspetto del personaggio ma anche nel tratto seghettato con cui viene disegnato, tipico dei prodotti della casa americana realizzati negli anni Sessanta. Ritorno alla sequenza importante e riporto alcune parole de testo che appare sopra all’immagine con Campani che disegna: “…quando si scrive un libro illustrato, bisogna, prima di ogni altra cosa, mettere l’illustratore nella impossibilità di nuocere…”. Certo si tratta di una scrittura ironica ma credo che quelle parole suonino come una profezia. Tra i due si creò una rottura e quali siano stati i motivi della discordia non ci è dato sapere ma appare chiaro che Guareschi non si dimostrò un intellettuale così illuminato. Evidentemente l’interpretazione di Campani si discostava da quanto immaginato dallo scrittore, la collaborazione si interruppe definitivamente, e la ristampa del 1994 non riporta il nome proprio del personaggio (diventa La calda estate del pestifero, forse il titolo originale voluto dallo scrittore) ed è priva di illustrazioni. Insomma Guareschi si assunse l’intera paternità dell’opera e diffidò l’editore dal ristamparla; ventisette anni dopo, il nuovo editore perseverò nell’errore e, probabilmente ignorando l’edizione originale, non capì che il libro era straordinario proprio grazie al lavoro svolto da Campani, e la storia, anche se divertente e ben architettata, orfana di uno dei genitori non raggiungeva la poesia e la simpatia dei racconti del curato della Bassa e del suo nemico sindaco.

A coloro che vorrebbero avere il libro in mano, data la sua difficilissima reperibilità (non sono riuscito a verificare ma alcune fonti riportano che Guareschi volle il ritiro di tutte le copie per mandarle al macero), posso solo augurare che qualche editore avveduto pensi ad una ristampa, magari con testo critico. Le immagini che corredano questo articolo le ho scansionate sulla mia copia, acquistata negli anni Novanta a prezzo di copertina, anzi di talloncino interno -5000 lire- (!!!) alla Libreria Cattolica di Jesi, nel cui magazzino la scovai, praticamente mai toccata da mani umane, in mezzo ad una pila di manuali di modellismo.

La calda estate di Gigino Pestifero, di Giovannino Guareschi e Paul, Editoriale Il Borgo, Bologna, 1967, cartonato in quarto grande, completamente illustrato a colori.

Per la biografia di Paul Campani risulta indispensabile il catalogo, veramente ben fatto, della mostra tenutasi a Modena tra Settembre ed Ottobre del 2007:

Paul Campani, dai fumetti ai cartoon di Carosello, di Stefano Bulgarelli, 2007, brossurato.

Per completezza andrebbe abbinato al Quaderno della mostra, che sintetizza la grande vastità di informazioni del catalogo ma in realtà aggiunge anche preziose informazioni ed immagini.

 

Nota aggiuntiva:

ho scritto questo articolo nel 2013. Qualche giorno fa (Ottobre 2018), l’amico Paolo Forni mi ha inviato la scansione di tre paginette che chiariscono definitivamente la querelle Guareschi/Campani. La soluzione era, come spesso accade, a portata di naso e mi era del tutto sfuggita (e sì che il mio organo olfattivo è piuttosto prominente). Bastava infatti andare a leggere l’introduzione dell’edizione non illustrata del libro, in cui Carlotta ed Alberto, eredi dello scrittore, alternano il loro commento ad una testimonianza del padre. Riporto il passo testualmente:

“Con quale diritto un illustratore può permettersi di alterare, senza nessuna autorizzazione, il testo di uno scrittore?” chiede nostro padre nel Dicembre del 1967 in una lettera all’Editore del Pestifero, libro pubblicitario illustrato, quando si accorge delle sostituzioni e dei tagli fatti dall’illustratore del libro. “Con quale diritto può presentare sotto il mio nome un testo da lui manipolato arbitrariamente e, aggiungo, stupidissimamente data la sua incompetenza specifica? Le parti da lui eliminate (episodi, dialoghi eccetera) contenevano forse qualcosa che offendesse la morale, il pudore, lo Stato, la Chiesa, il Governo, le Forze Armate, i Vigili Urbani eccetera? No! Mille volte no! Ma anche – assurda ipotesi – in caso affermativo egli avrebbe dovuto consultarmi”.  La sua reazione: una diffida a ristampare il libro una volta esaurita la prima edizione. L’idea di questo libro è dell’illustratore che, da tempo, collabora con lui per la realizzazione di spot televisivi pubblicitari. Doveva reclamizzare i gelati di una famosa ditta di Parma. Nostro padre scrive il testo nell’agosto del 1966 a Cervia. I tagli e le modifiche dell’illustratore oltre a ferirlo offendono la sua serietà professionale e lo scrive all’Editore: “Noto, tra le varie modifiche del testo, che non figura questo pezzo: La seduta finì con un’orgia di Gelati Tanara. E questo non per scimmiottare i libri gialli i personaggi dei quali, per esigenze pubblicitarie, sono costretti, ogni due periodi, a inghiottire quantità enormi di beveraggi di questa o quella marca, ma perché effettivamente un gelato Tanara rappresenta la fine migliore di ogni avventura. E ciò è un grosso guaio. Non perché si tratti di sublime prosa degna di passare ai posteri, ma perché, quelle poche righe da me dedicate al gelato Tanara, servivano a precisare il carattere pubblicitario del libro: sia nei riguardi del mio Editore, che da 30 anni è Rizzoli e col quale ho precisi impegni, sia nei riguardi del mio amico dottor Marchi della Gelati Tanara. Infatti avevo accettato la proposta in quanto si trattava di un libro a sfondo pubblicitario per la Gelati Tanara”.

Comprensibile il disappunto di Guareschi per dei tagli operati senza consultazione, ma lo scrittore sembra non comprendere che non si trattava di censura ( perché tirare in ballo morale, pudore, Stato, Chiesa ecc…?) bensì di alleggerimenti operati per rendere più agile il volume. Eliminando la connotazione pubblicitaria Campani trasformò la storia in qualcosa di più duraturo di uno spot. Chissà, forse venne sollecitato dall’Editoriale Il Borgo che cercò di speculare su di un autore importante, o forse la Tanara non volle pagare il lavoro. Comunque, senza nulla togliere a Guareschi, c’è un’affermazione dei suoi figli di la dice lunga sull’importanza di Campani: “L’idea di questo libro è dell’illustratore (…)”.




Commenti

  1. 01. Enrico

    L’ho avuto, e purtroppo perduto…. un capolavoro di suggestione, tenera malinconia, umorismo….. ricordo i disegni meravigliosi che lo adornavano. Come vorrei ritrovarlo, ma purtroppo il web si e’ esaurito.

  2. 02. Giorgio Perlini

    Caro Enrico capisco il tuo dispiacere, hai ragione, è un pezzo bellissimo e quasi introvabile.

  3. 03. BOD

    Ci vorrebbe un’ anima pia che scannerizzi tutto questo meraviglioso libro in pdf per il bene dell’ umanità…

  4. 04. Giorgio Perlini

    Giusto. Di più ancora ci si auspica che una casa editrice illuminata decida di ristampare il libro, magari con un bell’apparato di commenti e studi critici. Sono contento di sapere che c’è chi si illumina davanti ad opere come questa.

  5. 05. Vanessa Guerzoni

    Questo libro ha influenzato la mia infanzia. Grazie a quest’opera ho preso consapevolezza della bruttezza sia estetica che morale, per me rappresenta una pietra di paragone. Tutt’ora lo tengo sul comodino.

  6. 06. Giorgio Perlini

    Conservalo bene allora, oltre al suo valore commerciale ne ha uno affettivo molto più grande. Com’è bello sapere che i libri fanno ancora quest’effetto. Grazie per la condivisione Vanessa!

  7. 07. miriam

    Io lo custodisco gelosamente!Comprato una ventina di anni fa a una bancarella dinanzi la scuola elementare che frequentavo.

  8. 08. Giorgio Perlini

    Grande! Hai avuto una bella fortuna, continua a custodirlo con cura!

  9. 09. Claudio

    Comprato vent’anni fa in un remainder a Varese. Se ricordo bene ne ho un paio di copie! :-)

  10. 10. Giorgio Perlini

    Fantastico! Mi faccia sapere se ha intenzione di darle via. Io li libro ce l’ho ma prenderei volentieri un’altra copia per un amico.

  11. 11. Alberto

    Amo questo libro, che tuttora risfoglio, ma dopo avere letto la sua meravigliosa lettura critica la percezione di questo capolavoro ha assunto una dimensione ancora maggiore.
    Guareschi tronfio e pieno di livore non aveva proprio capito nulla, è vero che la funzione e la struttura del racconto erano state stravolte, ma non rendersi conto che Paul aveva creato un piccolo miracolo è stata una cecità assoluta.
    Avrebbe dovuto ammetterlo, ma la sua presunzione è stata enorme…
    Oppure Guareschi aveva problemi di vista.
    O di daltonismo multiculturale.

  12. 12. Marco

    nel 1967, una sera mio padre tornando dal lavoro mi dono’ questo libro. Io aveva a sua volta avuto in regalo da Paul Campani poi che mio padre era un amico e collaboratore presso la Paul Film. All’epoca io avevo dodici anni, ma questo libro pieno di colori, e di luci mi rimase impresso per la vita. Una decina di anni fa, riordinando il solaio mi salto’ fuori questo tesoro mai dimenticato. La mia gioia nell’averlo ritrovato fu indescrivibile! Mi fece ritornare agli anni 60. Lo portai in casa e lo lessi avidamente! Ora Costituisce anche un caro ricordo del mio caro papa’ scomparso ormai da tanti anni.

  13. 13. Giorgio Perlini

    Caro Marco, mi scuso per non averti risposto prima, mi accorgo solo ora del tuo messaggio. Volevo dirti che il constatare che certe letture suscitino grandi emozioni anche in altre persone è sempre un grande piacere. Certo che se poi il libro ha un risvolto sentimentale come nel tuo caso allora diventa unico. Grazie per il pensiero lasciato.

  14. 14. Giovanna

    Grazie per questa bellissima recensione! L’ho trovata andando alla ricerca di informazioni su questo prezioso libro: la mia vecchia copia, priva del dorso ma per il resto integra, è emersa qualche giorno fa dalla cantina dei miei genitori. Dopo averlo consumato da bambina, l’ho riletto da “matusa” ritrovandone tutta la poesia e rendendomi conto di quanto mi abbia influenzata su temi importanti come l’ambiente e la solidarietà. E ho potuto apprezzare di nuovo la magistrale interazione fra testo ed illustrazioni che mi aveva già colpita tanti anni fa. Dopo averlo dimenticato per decenni, adesso conserverò gelosamente questo gioiello di libro. Il suo articolo è stato molto utile per conoscerne le origini e il contesto: grazie di nuovo!

  15. 15. Giorgio Perlini

    Grazie a lei Giovanna per aver lasciato un’impressione. Un libro privo di dorso non ha valore commerciale elevato ma ben più alto è il suo valore affettivo, come già testimoniato da altri lettori. Sono molto contento della sua riconoscenza e ricambio la stima!


Scrivi un commento


© 2013 tu(t)ti libri, io mi libro - powered by (rob.a) grafica