Giorgio De Gaspari e l’arte del disperdere le tracce

Nascosto tra dinosauri ed astronavi

 

di Giorgio Perlini

 

 

La carriera artistica di Giorgio De Gaspari ha seguito un percorso impervio determinato dallo stesso artista e situato tra un ricercato dissolvimento che da un lato lo ha realmente nascosto alla Storia dell’illustrazione (e della pittura), e dall’altro ne ha fatto una leggenda fino a trasformarlo nel “più grande degli illustratori del Novecento”. Un artista schivo ed in fuga dal mondo eppure con una vita tanto aneddotica da aver assemblato negli anni una vera mitologia degaspariana nella quale compaiono, fra l’altro, un atelier da parìa su palafitte nella laguna di Pellestrina, un improvvisato autoritratto miniato di fronte al pubblico ufficiale in sostituzione di una fototessera perduta dal passaporto, affreschi interrotti sulle pareti di ristoranti nel lontano oriente, disegni dispersi sugli scontrini del bar, opere eseguite seduto sul water, altre eseguite ad occhi chiusi oppure sottosopra, e perfino una “veronica” dipinta col sangue. Di sicuro c’è che De Gaspari non era interessato alla ricerca della fama ed i suoi gesti eclatanti sgorgavano da un istinto espressivo senza doppi fini. Perché una volta terminato il lavoro, e non sempre questo accadeva, l’opera trovava collocazioni laterali, poco fruibili al pubblico e senza tanti eventi celebrativi. Prima dello pseudonimo “Giorgio Foresto” con cui firmò i dipinti del suo ultimo periodo (1) inventò una cospicua serie di nomi fittizi che rende ancora molto faticosa la ricostruzione del suo operato. A confondere ulteriormente le acque capitava che nelle pubblicazioni il vero cognome venisse storpiato in quello del fondatore della Democrazia Cristiana. E’ vero che c’era la tendenza tra gli illustratori della sua epoca alla mascheratura, forse perché all’illustrazione, che dava loro da mangiare, non era riconosciuta la dignità della pittura, che però da sola li avrebbe tenuti troppo magri. Oppure perché in tal modo si aggirava il problema dell’aver concesso l’esclusiva ad uno specifico editore. E così Rino Ferrari era “Ferri”, Libico Maraja era “Lima”, Gianni Renna era “Regi”, e perfino una gloria storica come Angelo Bioletto diveniva “Michele”. Ma De Gaspari sembrava fare proprio di tutto per scomparire, come se volesse restare anonimo, insomma si comportava al contrario di come dovrebbe fare un artista. Il punto è che era talmente bravo che anonimo non poteva restarlo perché oltre all’indiscussa perizia tecnica emergevano nelle sue opere segnali originalissimi di stile. I miei primi ricordi di quello stile sono relativi ad un album di figurine del 1974 (avevo nove anni), di formato quasi quadrotto, intitolato Animali preistorici, uno dei più belli in assoluto della mia infanzia. Ovviamente, trattandosi di figurine, l’editore non ritenne necessario l’accredito di alcun artista, ed io non avevo certo la possibilità, e neanche il desiderio, di approfondire la questione. Comunque, davanti ai miei occhi nessuno aveva mostrato prima i dinosauri in quel modo dinamico e vivo. Il disegno di ricostruzione paleontologica ha una storia, anche a livello popolare, in parte ricostruita nell’articolo “L’artiglio, la scaglia, la meraviglia” presente in questo sito, da cui emerge che i disegnatori coinvolti nei libri divulgativi sulla preistoria riutilizzavano spesso modelli collaudati. Quell’album, escluse poche immagini, proponeva situazioni nuove sebbene le illustrazioni avessero sempre un’impostazione scientificamente plausibile. Ma certe figurine spiccavano per virtuosismo creativo, le pennellate scivolavano via disinvolte come negli abiti di raso dei ritratti dell’Ottocento. E i rettili, a partire dalla copertina dove appariva uno stegosauro superbo, sembravano vivi. Le pennellate veloci e falsamente casuali con cui venivano tratteggiati conferivano loro un senso del movimento che nelle ricostruzioni più tradizionali, magari anatomicamente più esatte, era assente. In un certo senso davanti alle figurine di quell’album era come essere al cinema, a vedere un film con degli effetti speciali molto più credibili di quelli dell’epoca. Ed in effetti questa concezione dei dinosauri più vicini agli uccelli e più distanti dai rettili assomiglia ad alcune tendenze scientifiche recenti, ben rappresentate nel film Jurassic Park.

Recentemente mi è venuta la voglia di indagare e confermare un’ipotesi che avevo in testa da molti anni, e cioè che l’autore dei dinosauri fosse De Gaspari. Ripescato l’album subito mi si è palesato che lo stile non è il medesimo per tutte le immagini (trattasi di ben 360 figurine), dunque vi è stata la collaborazione di più disegnatori.  Ignorando chi potessero essere gli altri, ho chiesto aiuto a Gianni Milone della libreria torinese omonima, infaticabile ricercatore e vera miniera di informazioni su tutti gli artisti dell’epoca, in particolare quelli passati per lo Studio D’Ami, di cui lui stesso fece parte. Da Milone ho appreso l’esistenza di un volume (2) precedente di tre anni l’album, da cui le immagini sono state tratte. Tale libro riporta nel colophon i nomi di tutti gli illustratori, che risultano essere addirittura undici oltre Giorgio De Gaspari. Per giustizia vale citarli tutti: Andrew W. Allen, Olimpia Buonanno, Sergio Budicin, Zdneck Burian, Tito Chito, James H. Cracknell, Edward S. Dacker, Bruno Faganello, Ezio Giglioli, M. Fausta Vaglieri, Guido Zucca. Questi disegnatori lavorarono bene nell’intento di raggiungere un prodotto unitario che mostrasse realismo senza rinunciare ad una certa qualità pittorica. Burian, già veterano della preistoria, costituì un modello per tutti, ed è l’unico che riuscì a lasciare la firma su alcune tavole. Da tempo è riconosciuto come uno dei massimi rappresentanti mondiali dell’illustrazione paleontologica. Insomma, il team era stato creato andando a cercare i più bravi nell’illustrazione scientifica, fatta eccezione per Chito, Faganello e De Gaspari, più versati nella ricerca “umanistica”. Faganello, artista in continua evoluzione, in quegli anni dipingeva con uno stile molto simile a quello di De Gaspari, ed in certe immagini i due risultano difficilissimi da distinguere. Per il passaggio all’album si intervenne con varie modifiche. In primis vennero escluse alcune immagini troppo simili che potevano creare fraintendimenti ed essere prese per doppioni. Poi si aggiunse altro materiale, come le scene panoramiche a doppia pagina su cui attaccare le figurine fustellate, e l’intera sezione finale dedicata alle creature mitologiche e leggendarie. Inoltre fu proprio De Gaspari, grazie alle sue capacità mimetiche, ad occuparsi della ricomposizione di alcune immagini: per esempio quelle dai margini irregolari che dovevano essere ricondotte ad un formato rettangolare da figurina classica. E pensare che lo stesso artista che imita così bene gli stili altrui è quello che meglio si distingue quando si abbandona alla vis creativa: le ricostruzioni più potenti sono inconfondibilmente le sue, tracciate con pennellate da Zorro magicamente tanto rapide quanto precise. In mezzo agli scontri titanici vi è anche lo scorcio di un ittiosauro in atto di saltare fuori dall’acqua come un delfino: è la citazione di una illustrazione splendida del collega Gianni Renna, il quale nel 1963 aveva realizzato per Fabbri quella che forse è la più bella tra le edizioni illustrate del Viaggio al centro della terra. Ma torniamo indietro nel tempo. In quale momento riuscii ad identificare il disegnatore misterioso? Avvenne nel 1980, quando l’Editoriale del Drago iniziò la distribuzione nelle edicole della Grande Enciclopedia della Fantascienza. All’epoca io frequentavo già il Liceo ma non avevo mai dimenticato il segno spadaccino di quei dinosauri, anche perché l’album, uno dei pochi completati, lo avevo ben conservato (lo conservo ancora, è quello che trovate qui fotografato)(3). Fu un’emozione ritrovare il segno immutato, anzi perfino più elegante, in grandi tavole, anche su pagina doppia. In certi casi i soggetti erano rigogliosi ed inesplorati pianeti sconosciuti, decisamente in sintonia con le grandi lucertole del vecchio album. Ma più spesso si trattava di navi spaziali, robot, e stazioni orbitanti. A testimonianza che quel disegnatore era proprio in grado di fare di tutto. E finalmente aveva un nome, anzi cinque: Ed Pagaris, Pagardesi, Disperaga, George De Gas, e Giorgio De Gaspari.

 

 

(1) Su questa fase dell’artista merita una menzione il bel libro di Giovanni Scarpa Giorgio ForestoLe opere segrete di Giorgio De Gaspari, Libreria editrice Il leggio, 2015. Scritto con la grande passione dei veri ricercatori, risulta attualmente l’unica opera esistente dedicata all’artista.

 

(2) Guarda e scopri gli animali della preistoria, a cura di Rinaldo D’Ami, Mario Faustinelli e Antonio Aliperta, AMZ Editrice, 1971, cartonato, in quarto. All’epoca della prima edizione il libro risultava essere il conclusivo di una serie di sedici volumi dedicati agli animali di tutto il mondo. In seguito, dato il successo dell’operazione, ne vennero aggiunti altri quattro relativi ai cuccioli e agli animali in via di estinzione.

 

(3) Tali fotografie mettono in evidenza la bassa qualità della stampa delle figurine. Un risultato decisamente migliore si sarebbe ottenuto riproducendo le immagini a partire dal libro ma la scelta è stata operata su di un criterio affettivo e coerente con la stesura dell’articolo.

 

 

Animali preistorici – piccola enciclopedia del sapere, figurine Panini, 1974, 48   pagine, spillato.




Commenti

  1. 01. gianni Milo

    Bravo. Bravo.
    1. La prima figurina numero 63 è opera di Vigotti.
    2. Impossibile che il Dega abbia guardato o citato Renna, semmai il contrario.
    Saluti

  2. 02. Giorgio Perlini

    Sto giusto preparando un articolo su Renna. Ci saranno anche i chiarimenti su questa questione! A presto.

  3. 03. Pellegrini Corrado

    Complimenti e grazie Giorgio
    Tutti i tuoi articoli sono sempre entusiasmanti. Riesci a valorizzare e a far conoscere ai “non addetti ai lavori” libri di illustratori spesso sconosciuti. Li valorizzi con aneddoti della tua infanzia facendoci rivivere , guardando le immagini, le stesse emozioni che abbiamo provato anche noi ma che per superficialità e mancanza di gusto estetico abbiamo accantonato e messo in soffitta. Riesci a farci ritornare indietro nel tempo, Come ora che ci fai rivivere le illustrazioni di un vecchio album di figurine sugli animali preistorici di De Gaspari che abbiamo collezionato da piccoli senza sapere che avevamo nelle mani un pezzo di un vero artista. Grazie di nuovo. Corrado

  4. 04. Giorgio Perlini

    Grazie Corrado. E’ sempre un piacere sapere che non sono solo…


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