Badabam, operazione miliardo!!!

Ovvero: Storia e Gloria della Dinastia dei Paperi. Quando le monete finte valgono più di quelle vere.

totaledi Giorgio Perlini

C’è stata un’epoca, quando le nostre tasche non vibravano d’elettronica ma lievitavano di figurine, in cui capitava che noi bambini ci inchiodassimo davanti all’edicola rapiti da qualcosa di insolito. Il panorama dei giornalini non era allora così grandangolare come oggi, e certe copertine neanche tanto belle, eppure capitò più volte, a partire dal 1969, di restare ipnotizzati e guardare il giornalaio come fosse Babbo Natale. Il motivo, chi oggi viaggia sul mezzo secolo, se lo ricorda bene: il gadget.

Tutto cominciò con Operazione dollaro, iniziativa Disney che prevedeva una moneta con personaggio del giornalino allegata ad ogni uscita di Topolino dal n. 708 del 22 Giugno al n. 713 del 27 Luglio 1969 ( sei monete ). Si proseguì con Badabam operazione miliardo dal n. 749 del 5 Aprile al n. 756 del 24 Maggio 1970 ( altre otto monete ). La numismatica ludica ebbe un intervallo filatelico con i sei francobolli emessi dalla Repubblica di S. Marino e poi si ricominciò con Operazione Olimpiadi dal n. 856 del 23 Aprile al n. 861 del 28 maggio del 1972 ( sei medaglie ) e Operazione Quack, sottotitolo “ il francobollo che tintinna! ” dal n. 906 dell’ 8 Aprile al n. 916 del 17 Giugno 1973, con contenitore plastico in tre versioni ( rosso, verde e blu ) che univa appassionati delle due vene classiche del collezionismo proponendo francobolli in lega metallica. Operazione Bandierine, dal n. 985 del 13 Ottobre al 990 del 17 Novembre 1974, propose sei gagliardetti in plastica, ed infine arrivò Operazione Robin Hood dal n. 1009 del 30 Marzo al n. 1016 del 18 Maggio del 1975 con gli scudetti in latta serigrafata con i personaggi del nuovo cartone. Nel 1976, ancora in occasione delle olimpiadi ci fu un ultimo lancio, i Superatleti ( sei con la rivista ed altri sei nelle confezioni dei bastoncini Findus ) in metallo fustellato, citati in questa sede solo per amor di completezza in quanto la qualità degli stessi era scemata notevolmente rispetto alle serie precedenti. Poi negli anni 80 i gadget divennero componibili, un pezzo a settimana (l’orologio, la macchina fotografica) ma in edicola io cercavo altre cose, come l’inafferrabile Metal Hurlant. Ormai l’incanto era rotto, eravamo cresciuti e soprattutto era iniziata l’era in cui l’ascesa del silicio avrebbe detronizzato la plastica ed i metalli vili.

Per me la serie più bella per concepimento e realizzazione è Operazione Miliardo legata alla saga Storia e Gloria della dinastia dei paperi, scritta da Guido Martina e disegnata per metà da Gian Battista Carpi e per metà da Romano Scarpa inchiostrato da Giorgio Cavazzano. I volti dei personaggi sono modellati con ottima fattura nello stile Disney più classico e risultano più piacevoli di certi tratti spigolosi con cui sono invece state definiti i francobolli tintinnanti, tratti che in certi dettagli risultano quasi meccanici conferendo freddezza al risultato. La causa non è da attribuire ad una scarsa abilità dello scultore, quanto alla scelta infelice di riprodurre l’intero personaggio, al posto della sola testa, su di una superficie troppo piccola. Inoltre ogni moneta di Operazione Miliardo è gustosamente collegata ad un episodio della saga, dove accade che i nipotini siano venuti in possesso di monete magiche strofinando le quali vengono trasportati nell’epoca del personaggio raffigurato sulla faccia anteriore della stessa. Si scoprono così gli illustri antenati dei paperi e per conferire un pizzico di credibilità agli oggetti sul retro degli stessi vennero stampati simboli e motti ripresi da monete autentiche, ovviamente in linea con l’epoca e l’area geografica in cui si collocava l’episodio a fumetti. Dunque la regina Marcantonia Cleopat-Perina riporta sul verso la civetta dell’antica dracma, Caius Julius Pippus Augustus coronato d’alloro riporta l’immagine di un medaglione di Elio Cesare con Giove sulla quadriga,  Tris Nonna Papera, regina di Scozia alla fine del XIV Secolo, sulla faccia posteriore riproduce il noble con Edoardo III sulla nave ma il suo scudo invece che essere inquartato è interamente occupato dal solitario leone scozzese ( e la dicitura scotorum ribadisce il concetto ), Minnie Bella Topolinae, presunta regina di Spagna all’epoca del viaggio di Colombo, riporta fedelmente lo stemma spagnolo dell’escudo cinquecentesco con la dicitura Fernandus et Helisabat ( Ferdinando d’Aragona ed Elisabetta di Castiglia ). L’ anonimo antenato di Paperino detto Filibustiere Mascherato ( ma sul fronte si legge il nome Paperinus ) compare sulla ghinea del Settecento di Giorgio I d’Inghilterra; Topolino generale dell’esercito sudista riporta l’aquila che artiglia le frecce e l’ulivo, soggetto di tutte le monete della guerra civile, ed il pioniere Pykerdock col mitico copricapo di procione da David Crockett, riprodotto con il conio della Miners Bank ed il nome Rockerduck, mostra sul retro il profilo dell’ Indiano piumato datato 1912 tipico dei dieci dollari d’oro. Inaugura la serie Paperone in veste d’astronauta ( nella storia le monete si trovano in uno scrigno nascosto sulla luna, esplorata per primo da Paperone con buona pace di Armstrong & Co ), le imprese spaziali avevano da pochissimo raggiunto il massimo con l’allunaggio e la missione dell’Apollo 11 era ancora nei cuori di tutti. Sul retro la raffigurazione piuttosto goffa di due uomini con scafandro sul suolo lunare non regge il confronto con il bel ritratto dello zione.

E’ difficile risalire alla tiratura di Topolino relativa agli anni 70, sembra che ci siano stati picchi in cui raggiungeva il milione di copie e minimi storici attestati alle centocinquantamila. Quand’anche Operazione Miliardo si piazzasse in quest’ultima fascia, considerando che per ogni copia di Topolino c’era una moneta allegata non è necessario fare dei conti per sapere quante monete siano state realizzate, ed è facile immaginare che ce ne siano ancora parecchie in circolazione, dunque il valore della serie non è alto, ma è altissimo quello emotivo e sentimentale, legato all’epoca ed ai ricordi. La mia raccolta iniziò ordinatamente con la moneta di Paperone astronauta. Me la portò in ospedale mio padre in occasione dell’operazione alle tonsille. Quando mi resi conto che quella moneta non costituiva un unicum ma decretava l’inizio della serie misi in atto tutte le strategie di cui ero capace per convincere i miei a proseguire con gli acquisti ed affermai che se fosse stato necessario sarei potuto tornare in ospedale per togliere anche le adenoidi ma parlai al vento. Allora si tornava attoniti ogni settimana a contemplare l’edicola con i compagni. Per fortuna nel quartiere tutti, ma proprio tutti, i bambini possedevano qualche pezzo. Le collezioni fanciullesche però non contemplano il rigore dell’ortodossia e si assemblano seguendo un meticciaggio poco prevedibile, frutto in parte del gusto personale ed in parte della fortuna. Mi ricordo che Fabrizio aveva la collezione sempre con se, anche in costume da bagno; era formata da quattro monete Disney ( credo di due serie diverse ), due mezzi franchi svizzeri (penso fossero di conio recente), il portachiavi della Esso con la tigre ( rientrava nella collezione in quanto oggetto metallico)(*) e due soldatini messicani, i quali erano stati dipinti d’argento, suppongo per conferire loro un qualche diritto d’appartenenza alla mitica collezione. Così in Via Cialdini, ad ogni nuova serie Disney emessa, si riaccendeva la fiamma per la monetomedagliomania mischiona e a furia di baratti giornalineschi, scambi di doppioni sottratti ai fratelli minori, sfide a vicinì e lontanì con le figurine, mercatini rionali e pesche di beneficenza riuscii a raccattare altri sei pezzi. L’opzione diretta della richiesta degli arretrati era un’operazione sconosciuta, o comunque troppo burocratica per venir presa in considerazione e necessitava di monete vere, da versare tutte insieme, pochi genitori avrebbero acconsentito. Il tesoretto lo conservavo dentro ad una cassaforte giocattolo in ghisa, con la combinazione scritta su una targhetta adesiva in bella vista per timore di dimenticarla. E’ stato lì per 44 anni poi l’anno scorso, lo scrigno ha restituito ( c’è sempre rimasta la combinazione adesiva ) il bottino, il quale, se pure abbiamo già detto le quotazioni delle monete siano basse, ha reso più del deposito sul mio conto corrente. Che mancasse un pezzo però ( Topolino sudista ) proprio non potevo digerirlo e così, tramite internet, ho chiuso la lacuna in tempi molto più rapidi di quelli con cui sudai tutto il resto della serie. Certo quell’ultima moneta manca del ricordo di cui sono impregnate le altre sette.

Le monete sono di metallo leggero, probabilmente alluminio, hanno un diametro di 32 millimetri e si presentano con dorature di tono differente da pezzo a pezzo. Se si trovano tutte dello stesso colore sono state sicuramente ridipinte per ripristinare lacune dovute ai normali maltrattamenti del gioco ( mi ricordo un compagno dell’asilo che le addentava – le sue, si intende, non le mie – e tentava di piegarle per emulazione della consueta prassi filmico-piratesca con cui si valutava la differenza tra il doblone aureo e quello tarocco ) o comunque allo sfregamento. Anche la mia serie, che potete trovare interamente fotografata per l’articolo, si mostra piuttosto consumata.

Avrei potuto chiudere qui l’articolo, col rammarico di un mistero insoluto; capita frequentemente, quando si parla di gadget non cartacei, di non conoscere il nome dell’autore dei ritratti dei personaggi, come pure quello dell’esecutore dei modelli scultorei. Il sottoscritto avanzava l’ipotesi che si trattasse di Gian Battista Carpi ma aveva qualche riserva sui due topi, i cui occhi non sono realizzati con lo stesso stile di quelli dei paperi. Poi è giunta la soluzione dell’enigma; l’amico Francesco Guerrini, bravissimo disegnatore Disney e non solo Disney, nonché appassionato lettore e collezionista, interpellato in proposito ha concordato su Carpi e per avere una conferma definitiva ha coinvolto Luca Boschi, grande esperto disneyano. Boschi non solo non ha dubbi, dunque trattasi proprio di Carpi, ma individua anche il nome del disegnatore della precedente serie, Operazione Dollaro, e cioè Giuseppe Perego. Non risultandomi che queste notizie siano riportate in alcuna delle pubblicazioni dedicate alla Disney ringrazio pubblicamente Boschi e divulgo con grande soddisfazione.

 

 

(*) Sono consapevole che questa nota mi colloca ai confini del fanatismo però non riesco a tralasciare sulla questione. Il felino di cui si parla, protagonista del motto “ put a tiger in your tank ”, che in Italia rese la tigre soggetto maschile con “metti un tigre nel motore”, era stato creato da Bob Jones, disegnatore hollywoodiano che lavorava come animatore alla Warner Bros, ed il suddetto portachiavi, peraltro bellissimo, venne modellato partendo da un bozzetto di questo disegnatore.




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